La luna quasi piena illumina le nuvole, provocandole una sensazione inquietante. I battiti del suo cuore sempre più veloci, un morso allo stomaco che non la fa quasi respirare, brividi lungo le braccia e il bisogno irrazionale di appoggiare la schiena al muro, come se qualcosa alle sue spalle fosse in agguato. Si guarda intorno sempre più nervosamente, il suo viso teso, i suoi occhi che cercano di scrutare nel buio, le labbra asciutte, il passo sempre più veloce. Calpesta foglie secche e ad ogni passo il suo cuore batte più forte. E’ quasi una corsa, il senso di paura la pervade immotivatamente. Ripete a se stessa che non c’è bisogno d’avere paura, è solo l’atmosfera tetra di questa sera che le mette ansia, ma il suo istinto le risponde che non è così, che c’è qualcosa, che deve tornare il più presto possibile a casa, chiudersi al sicuro e stare attenta.
Il vento le porta i capelli sul viso e per un attimo pensa d’avere intravisto un’ombra tra gli alberi accanto a lei. Si ferma, si gira intorno, guarda con attenzione, socchiude un po’ gli occhi. Riprende il passo, sempre più veloce, sempre più angosciante. Il suo respiro diventa ansimante, l’asma non le da’ tregua, non la aiuta.
L’angoscia si impadronisce di lei e comincia a singhiozzare, a piangere, correndo verso casa.
Nel viale non c’è anima viva, la luna illumina la strada, non un rumore, niente.
Sente un respiro alle sue spalle, ma non vuole girarsi, non vuole guardare. Comincia a sentire freddo, ha paura. Lo sente, qualcosa alle sue spalle respira e nonostante cerchi di allontanarsi, è sempre più vicino a lei.
Non può farsi prendere così dalla situazione, deve prendere il controllo, si sta facendo solo suggestionare.
Allora si gira.
Vede un’ombra… un’ombra di qualcosa. Non capisce bene cosa sia, rimane ferma e cerca di capire bene: un cane, una specie di animale sta correndo verso di lei!
Indietreggia, con gli occhi fissi su quella cosa, non riesce a smettere di guardarla, non riesce a comprendere cosa sia, ma corre verso di lei, enorme, i muscoli sudati illuminati dai raggi della luna, gli occhi enormi che la puntano, il respiro misto alla bava, i denti lunghi e una smorfia nel muso come se ridesse, voglioso soltanto di prenderla!
Un secondo e comprende d’essere la preda di quell’essere stranissimo e oscuro. Cade, si rialza, si gira e comincia a fuggire, più veloce che può, l’asma la fa sentire quasi soffocata, ma lei corre, col viso rosso, le vene del collo che pulsano, le lacrime agli occhi; incespica, si rialza, ha le ginocchia sbucciate, il sangue che scivola alle caviglie, inzuppando le calze rosa che le aveva regalato sua sorella Giada.
Dovrebbe essere a casa, la sta aspettando, è il suo compleanno e le avrà sicuramente organizzato qualcosa di bellissimo. Non ha mai desiderato tanto essere lì con lei come in questo momento. Mentre corre la sua mente torna all’atmosfera familiare che tanto odiava, ma che adesso le sembra meravigliosa. Il calore del camino acceso, mentre fuori c’è freddo, la televisione accesa, il rumore dei piatti che la mamma lava con tanta cura, l’odore pungente delle sigarette, il tabacco dappertutto, le scarpe buttate sulle scale… la perfezione; la protezione; l’amore.
Corre, più veloce, più veloce, intravede la casa, il cancello bianco arrugginito, la sua macchina. Le luci in salone sono accese, le tende aperte.
Guarda la finestra implorando aiuto, mentre il suo respiro è diventato ormai un fischio.
Le zampe di quella creatura piena di odio, assetata di morte, sbattono sull’asfalto pesantemente, il suo respiro è sempre più vicino, sente che ringhia, lei è terrorizzata, non si gira più, guarda solo la finestra, sua sorella che lentamente passa con aria serena, accende la tv… La chiama… Giada…. ma non ce la fa ad urlare, è stremata, le sue forze sono tutte rivolte alla sua debole fuga da qualcosa che neanche lei sa cos’è; non sa nemmeno perché la sta inseguendo, perché la vuole catturare. Perché lei?
La bestia corre, fa salti lunghissimi per arrivare prima alla sua preda. Ecco, è vicinissima, con le sue fauci le prende la gonna, lei cade, l’animale le si butta addosso, lei lo guarda con terrore, urla ma non serve a nulla.
Col ginocchio lo colpisce e lo fa cadere accanto a lei. Presto si rimette in piedi, è quasi arrivata, tocca il cancello, lo spinge, entra, lo chiude davanti a sé, continua a correre e si ferma sulle scale.
Si gira.
Quell’orrenda creatura è lì, fuori dal cancello, con gli occhi assetati di sangue che la fissano.
Va alla porta, bussa e Giada le apre. Lei si rigira verso il cancello ma la bestia non c’è più.
Sua sorella la guarda spaventata, le chiede cosa sia successo… Lei è piena di sangue, di lividi, sporca, la gonna strappata, non riesce neanche a parlare.
Vuole solo entrare in casa. La abbraccia, entra, Giada chiude la porta alle sue spalle.
Si affaccia un attimo. Non c’è più la luna. Le nuvole sono sparite. Si vedono le stelle. Non riesce più a capire. Intanto Giada le prepara un bagno caldo. Si spoglia, entra nella vasca.
Chiude gli occhi.
L’asma sta passando.
Il cuore sta rallentando.
Scoppia a piangere, si libera.
Finalmente.
Secondo capitolo Ottobre 31, 2007
Primo Capitolo Ottobre 23, 2007
Si alzò improvvisamente di notte e si sedette alla scrivania. La luce della luna piena che penetrava dalla tenda rosa rendeva la sua camera molto confortevole. A Guen piaceva quella luce, rendeva le pareti color lavanda più luminose. Osservò il suo portatile, nero, chiuso. Si chiese se non fosse da malati mettersi a scrivere in internet alle 4.00 di notte, ma in fondo voleva soltanto chiudere i suoi pensieri in una pagina. Aprì il portatile e lo accese. La luce le illuminava il viso e strizzò un po’ gli occhi per via del sonno. Aprì una pagina e iniziò a scrivere…
“Sto un po’ male, l’asma non mi permette di respirare bene, ma se mi rilasso riesco a trovare un minimo d’equilibrio. Non riesco a dormire. Mi dispiace aver litigato con lui, proprio adesso che è lontano… Certo, tornerà tra qualche giorno, ma è solo un’eccezione. Presto troverà casa a Firenze e se ne andrà per sempre. Forse sono un po’ egoista, ma mi sento abbandonata sapendo che preferisce andarsene per due anni, per studiare qualcosa che c’è anche qui. Ma alla fine mi rendo conto che ognuno di noi deve seguire le proprie passioni, il proprio cammino. Non posso convincerlo a restare qui, sarei felice solo io e prima o poi me lo rinfaccerebbe! E in fondo anche io, appena posso, me ne voglio andare. E’ questione di mesi, a febbraio finalmente mi laureo e sarò libera di trasferirmi nella città dei miei sogni”.
I suoi pensieri tornano a quei mesi passati a Parigi, questa estate, durante i quali si è sentita per la prima volta al suo posto. Le persone, la città, il lavoro… tutto le era amico e girava per quelle strade come se avesse abitato lì da sempre. In fondo è in quella città che deve vivere, lavorare… lo sogna da quando aveva dieci anni e per la prima volta il suo sogno s’è in parte realizzato, anche se per soli tre mesi. Certo, pensa anche che sarà difficile con Al, lui abiterà a Firenze, lei da marzo a Parigi… Ma è sicuramente più vicino d’adesso! Potranno vedersi i week end! Lui le ha chiesto di cercare lavoro a Firenze e trasferirsi da lui dopo la laurea, ma in fondo non è ciò che lei stessa voleva evitare di chiedergli? Rinunciare ai propri sogni per stare insieme. Solo il tempo le mostrerà se ne varrà la pena… ma comunque sa perfettamente che non sarà felice, facendo un lavoretto qualsiasi, mentre lui finisce gli anni di specializzazione volti solo a realizzare le sue passioni. E le passioni di Guen? Perché deve rinunciare lei per lui? Perché non può essere il contrario? O, utopia, non rinunciare nessuno dei due… Ma rimanere insieme, così, parrebbe proprio difficile. Il tempo mostrerà la soluzione. Questa è l’unica cosa che nella sua mente continua a ripetersi. Un po’ un consiglio, un po’ per tranquillizzarsi, un po’ per convincersi.
L’asma è finito…









